Con questo post voglio inaugurare una serie riguardante tecniche, pratiche e artifici che via via vedo usare in politica. Ovviamente non mi riferisco di certo alle migliori, ma a quelle più subdole, viscide e scoraggianti, che però, nonostante tutto, sono sovente praticate e messe in atto in maniera sistematica a tutti i livelli di partiti, stato, associazioni e anche in campo lavorativo. Ovviamente non mi pongo nè come esperto, nè come sommo conoscitore, ma semplicemente ogni tanto mi capitano sotto gli occhi cose interessanti e mi diverto a scriverle.
Il teorema dell’uomo mediocre.
Come conquistare il potere all’interno di un’organizzazione? Beh se si hanno specifiche abilità, riconoscimenti, meriti e competenza comprovata ci si può basare su queste e cercarle di farle valere, appellandosi a uno spirito meritocratico che si suppone sia in tutte le istituzioni. Tuttavia spesso accade che questo spirito non c’è o, molto più semplicemente, non è facile misurare le vostre abilità, i vostri meriti e le vostre competenze in una maniera oggettiva e quantificabile quanto basta per stabilire un metro di paragone, che poi possa essere usato per dire chi è meglio che comandi. Spesso inoltre, sopratutto se non si tratta di un lavoro specialistico e critico come potrebbe essere un lavoro tecnico, medico o artistico, è molto importante il modo in cui vi saprete rapportare alle altre persone, interagire con un grupppo di lavoro, saper convincere e raccogliere consenso e fiducia. Visto che la situazione più frequente è proprio questa, non perchè si vive in una società malata, ma perchè è proprio caratteristico delle “società umane”, c’è un metodo abbastanza buono per raggiungere l’obiettivo di: ottenere consensi, crearsi un nutrito gruppo di fedeli collaboratori, gestire il tutto in maniera centrica e quasi dittatoriale, riuscendo così ad ottenere per sè tutti i meriti, vantaggi ed onori. Inoltre potrete anche scalzare la concorrenza di personaggi più democratici, magari anche oggettivamente più capaci di voi.
Il trucco è semplice. Supponiamo di prendere il più inutile e mediocre in un gruppo. Generalmente questa persona non avrà capacità particolari, anzi in genere le avrà sotto la media e non riesce normalmente a conseguire alcun risultato interessante. Questa persona sarà naturalmente affetta da un senso di inferiorità e frustrazione piuttosto grande, senza contare che spesso si vede passare avanti da chi è più sveglio, attenzione non più bravo, di lui, col risultato che finisce per chiedersi perchè a lui si ed a me no. Ora, il buon senso vorrebbe che nella scelta di un collaboratore andremmo in cerca del più qualificato, in modo da svolgere il lavoro al meglio. Qui sta l’errore: a noi non interessa di svolgere in lavoro al meglio e di conseguenza fare l’interesse comune, no! A noi interessa di avere più potere, più controllo. Se iniziamo ad affidare a questo personaggio dei lavori di responsabilità, spesso anche mettendolo sopra a chi prima lo gestiva, succederà la seguente cosa: costui inizierà a riaquistare fiducia in se stesso, farà i lavori anche se non come andrebbero fatti, ma li farà e sopratutto si sentirà per una volta tanto al pari degli altri: libero dal suo costante senso di inferiorità. Chi adorerà per questo? Ma voi ovviamente! Che gli avete dato una gran possibilità e avete visto le sue reali capacità. Attenti, qui è importante fare attenzione perchè arriva la chiave di volta. Bisogna ben tenere a mente due cose: la prima è che non si può cavare il sangue dalle rape, se uno non è un granche, tale rimane: quindi se gli affiderete dei compiti troppo demandanti finirà per farli male e questo ricadrà su di voi. La seconda è che potrebbe gonfiarsi un po’ troppo, scoppiare e farvi fare una gran figuraccia. In realtà non va considerato come un collaboratore, ma come un esecutore. Va estromesso da qualsiasi processo decisionale e quando riceve una commissione, questa deve essere specificata da voi in tutti i particolari che lui dovrà eseguire con cieca fiducia. Ora anche i brocchi non sono così brocchi e potrebbe darsi che all’amico venga uno scrupolo, un’idea, un moto di pensiero proprio. Questa situazione va gestita subito mettendolo davanti a qualcosa più grande di lui o ancor meglio favorendo pubblicamente una sua idea, da portare avanti in maniera indipendente, che poi porterà ad un sicuro fallimento e al solito lago di tristezza a cui era abituato. Eseguito ciò, va subito rimesso al pigio con un’altro ordine in cui ha solo da fare una cosa: eseguire, senza domande e senza perchè. Al completamento, ripagarlo con l’autorità di comandare chi lo aveva deriso nel precedente fallimento, che lo inebrierà e gli darà soddisfazione. Usando questo ciclo, si può ottenere uno vero e proprio schiavo che si abituerà a darvi carta bianca, perchè diventerete la sua unica fonte di soddisfazione e accettazione personale. “Fai come ti dico e vivi, disobbesci e crepa” in parole povere. Ovviamente non si può fare con tutti, ma ci vogliono dei bei cretini d.o.c. che non vi facciano perdere tempo ma capiscano subito l’antifona. Quello che ottenete è un’esercito di galoppini incapaci, terribili a portare avanti i compiti in maniera indipendente, ma ottimi sostenitori ciechi della vostra causa, incodizionamente fedeli in proporzione a quanto falsa e sconsiderata è l’assegnazione delle responsabilità a persone del genere. Il lavoro, quindi l’organizzazione, non ne beneficia affatto. Ne beneficerete voi che raccoglierete consenso, controllo (perchè li dovete controllare per forza) e popolarità, perchè il loro non farsi domande su come mai riescano ad andare avanti a chi se lo merità di più, corrisponde al non farsi domande sui vostri scopi, quindi ad un continuo osannarvi come illuminati leader. Mai farsi domande: salterebbe fuori che sono le solite burbe inutili che farebbero meglio a trovarsi una fatica che meriti il nome.
Ragionando un attimo si evince che questo modello è molto più forte di un modello meritocratico: meno discussioni, più velocità decisionale, nessuno controlla il vostro operato o lo mette in dubbio. Ascesa al potere più veloce e incontrastata: piano piano tutti si sottomeno a questo gioco e ne fanno parte. Se invece fosse meritocratica ci sarebbero continue lotte di potere, discussioni, confronti, riunioni, accordi. Lunghissimo e non è detto che ce la facciate. Perchè probabilmente anche voi siete arrivati dove siete arrivati entrando in questo gioco e l’unico modo che uno come voi ha di andare avanti è ripeterlo con chi ha sotto. Guardatevi quindi intorno: la c’è il tipo sfortunato in genere che è preso in giro da tutti che aspetta solo voi, la c’è la mogliettina insoddisfatta, priva di qualità e vuota che non vede l’ora di decantare le vostre lodi in cambio di un po’ potere. Perchè di potere si parla, non di fare qualcosa di buono o per bene. Si parla di promuovere voi che poi promuoverete qualcuno, che a sua volta promuoverà qualcun’altro e così via. Gli unici di cui vi potete fidare sono i più deboli e mediocri, i più svantaggiati che la vita ha reso avidi di un minuto anche per loro. Non vogliono diventare bravi, intelligenti o forti, perchè ormai sanno che non lo saranno mai: conoscono i loro limiti e voi siete le persone adatte a farglieli ignorare e dimenticare, a convincerli che si sbagliano se faranno solo il piccolo sforzo di obbedirvi e riverirvi senza porsi un dubbio o una domanda su chi siete cosa fate e cosa volete. Poi comunque, le grandi soddisfazioni che danno correttezza, onestà, onore e serietà sono per chi è effettivamente capace di sostenerle, non è di sicuro roba per loro e saranno ben contenti di accontentarsi di successo e piccoli poteri e piaceri.
Se finora vi eravate affannati in partiti politici, associazioni o sul lavoro, cercando di essere bravi, onesti ed efficienti e non avevate mai capito perchè vi passava avanti una schierà di cretini, spero proprio che ora abbiate capito il perchè e quanto vi sbagliavate a buttare inutili energie dove davvero non servivano a nulla per la vostra soddisfazione personale, ma al limite potevano essere utili per qualcuno che poi si deve sorbire i risultati del cazzo del vostro lavoro e comunque nemmeno conoscete. Quindi, cogliete l’attimo, prendete quello che deve essere preso e godetevi la vita per voi ed adesso.






